La Rievocazione Storica
La rievocazione del Giuramento di Pontida P.za San Michele Sagra della Patata 1999. Autore : Massimo Spinolo. Per Gentile concessione Mirabila Vicomercati. Foto N. 3164
Il momento storico per eccellenza della Sagra» dal 1969, è quello della "Rievocazione". In quell'anno, infatti, prendendo spunto dalle celebrazioni per l'ottavo centenario del giuramento di Pontida, tenutesi nella cittadina bergamasca nell'aprile 1967, il Circolo Culturale decise di rievocare simbolicamente quegli avvenimenti» cui avevano partecipato da protagonisti anche autorevoli personaggi locali, quali PINAMONTE da VIMERCATE. Nacquero così la "Coreografìa e azioni sceniche eseguite da 150 comparse in costume del 1200" (che dal 1977 divenne un vero e proprio corteo storico) e la rievocazione del giuramento di Pontida.
Una pagina sempre uguale, dunque, da allora? Niente affatto. In particolare, dalla seconda metà degli anni Ottanta, Giampiero Villa e Angelo Maggioni hanno "ritoccato" il testo ad ogni edizione, approntando nell'autunno 1996 un corposo lavoro di vaglio, revisione e approfondimento storico per arrivare, all'inizio del nuovo millennio, ad una versione "definitiva", preludio di ulteriori traguardi.
Riferimenti bibliografici:- Cazzani E., Storia di Vimercate, Vimercate, Penati, 1975.
- Riboldi E., Pinamonte da Vimercate, Vimercate, Stucchi, 1901.
Una DAMA sempre più vivente
Una partita della dama in costume medievale, Piazza San Michele anno 1999, Autore: Massimo Spinolo. Per gentile concessione Mirabila Vicomercati foto N. 3165
Anche la partita di Dama vivente è "creatura'del 1969. Nacque in stretto collegamento con la Rievocazione, a ricordare i festeggiamenti che si tennero nei diversi comuni della Lega Lombarda all'indomani della decisiva vittoria di Legnano (maggio 1176). Col tempo, tuttavia, anche questo appuntamento si è ritagliato uno spazio sempre più particolare all'interno del programma, assumendo sempre nuova fisionomia, soprattutto a partire dal 1989, grazie alla collaborazione della Coop. Tangram, che lo ha reso uno "spettacolo nello spettacolo", nelle ultime edizioni punta di diamante della "serata medievale " del sabato"centrale", inaugurata dalla S.Messa con l'investitura deiCapitani di contrada e conclusa dalla musica d'epoca. L'esigenza principale che si evidenziava era quella di rendere più interessante un evento che, per quanto curioso, rischiava di diventare monotono, privo di quelle emozioni che ci si aspetta da un avvenimento di tale portata. Intendiamoci, non è che prima non ci fosse interesse, anzi, ma in effetti mancavano alcuni ingredienti fondamentali che potessero infondere a quello spettacolo quell'ulteriore forza che si meritava. Seguire una partita di dama, se non si è più che appassionati, non è cosa proprio facile: i tempi, spesso lunghi, necessari ai giocatori per fare il proprio dovere, rischiavano di annoiare i più. Inoltre, una dama vivente non e cosa che si faccia ovunque ogni giorno: era quindi necessario dare a questo tipo di iniziativa quel tocco di spettacolarità che la rendesse davvero unica. La prima cosa di cui ci si è resi conto, riguardo alla dama vivente, era che in enetti mancava una storia da raccontare. Perché è proprio questo che fa uno spettacolo: raccontare una storia. All'inizio ci siamo soffermati su quello che il gioco della dama ispirava direttamente: la classica lotta tra bianco e nero, tra il bene e il male. Ma poi si è sentita l'esigenza di andare oltre, anche perché l'assegnazione delle pedine bianche o nere ad una contrada o all'altra non era dovuta a quanto fosse più o meno cattivo qualcuno, ma soltanto ad una mera questione di fatalità. Quindi il senso di bene o male non poteva essere addebitato ad uno o all'altro giocatore (non era certo colpa loro): però lo scontro tra entità che in qualche modo giocassero col destino della gente era sempre uno stimolo molto interessante. Non dobbiamo dimenticare, tra l'altro, che l'ambientazione generale della manifestazione, per lo meno nei suoi momenti culminanti, è il Medio Evo: questo ci porta facilmente a pensare alle battaglie epiche tra eroi storici e divinità più o meno bizzarre, che non lesinavano certo dispute e contenziosi al di fuori dell'immaginario umano.
Sotto: la Partita a Dama in costume, Piazza San Michele Oreno 1980/1989, Autore: Anonimo. Per gentile concessione Mirabila Vicomercati foto N. 141
Le Contrade
I Da Oreno Contrada San Carlo
I Da Oreno, o De Oreno, furono famiglia nobilissima e potente che prese il nome dal paese in cui abitava. Ebbe figure importanti nel mondo ecclesiastico, anche se la sua storia ha ancora periodi bui. Tebaldus De Opreno fu eletto prevosto di Vimercate nel 1202 Alberico Da Oreno fu Arciprete di Monza dal 1234. Nel 1421 Filippo Maria Visconti riprese la guerra contro Firenze e concesse a Lorenzo Da Oreno di comprare immobili in Monza a condizione che fossero intestati a suo nome enon alla Chiesa.
Questo perché i beni ecclesiastici erano esenti da tributi, mentre quelli personali dovevano fare i conti con il fisco ducale, affamato di contribuzioni proprio dalla ripresa della guerra.
I nomi di numerosi appartenenti alla famiglia ricorrono negli atti ufficiali dell'eroica lotta del comune contro l'imperatore Federico di Svevia, così come quelli di loro apparentati, come i Marcellini, i Cotica, i Negri, i Gambarini. i Prealoni, i Medici, i Meravigli, gli Ermenulti, i Da Vimercate, i Da Giussano e i Da Lampugnano.
I Dela Padela Contrada La Fabrica
La nobile famiglia dei Dela Padela, o Patellari, ha come capostipite Tebaldo di Parma che, 1' 8 giugno 1395, venne fatto cittadino milanese con i figli e i dipendenti.
Ai Dela Padela si deve la costruzione della "Corte rustica" con gli affreschi del "Casino di caccia". II loro stemma è infatti riprodotto tutto intorno alle pareti dipinte. La famiglia aveva molte proprietà ad Oreno e, molto probabilmente, anche una villa di residenza ed un ritrovo per la caccia. Prova sarebbe un atto di vendita datato 1544 tra Paolo Dela Padella ed Erasmo D'Adda per la cessione di due case: una nobile e l'altra da massaro. Il complesso, datato XV secolo, incorpora infatti parti certamente più antiche, quali l'ala sud della corte, chiamata "torre colombaia", che si presume sia stata edificata due secoli prima. Esempi molto simili sono le torri colombaie dei Calmi e dei Bolla.
I Bernareggi Contrada San Francesco
La famiglia Bernareggi, di umili origini contadine, originariamente dimorava a San Francesco. Poi visse nella casa di proprietà in via Madonna in cui, fino a pochi lustri fa, c'era la bottega del ciclista Vittorio Mandelli Figure di spicco della famiglia furono i fratelli Domenico e Adriano, figli di Giovanni e Luigia Ravanelli. Monsignor Adriano, conte e vescovo di Bergamo, dottore in Sacra Teologia, Filosofia e Diritto Canonico nacque, ultimo di sei figli, il 9 novembre 1884. Morì il 23 giugno 1953. Tenne l'orazione funebre l'allora cardinale Roncali i, poi Papa Giovanni XXIII. Venne sepolto nel Duomo di Bergamo. Domenico, vescovo di Famagosta, dottore in Sacra Teologia, Filosofia e Diritto Canonico, Vicario Generale della Diocesi di Milano, nacque il 5 settembre 1877 e a soli 23 anni celebrò la sua prima Messa. Resse la Diocesi Ambrosiana dopo la morte del cardinale Schuster e passò le consegne al nuovo arcivescovo Mons. Montini, poi Papa Paolo VI. Morì il 22 ottobre 1962.
E' sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Oreno.
I Da Fopa Contrada La Fabrica
La Famiglia milanese dei marchesi Da Fopa, o Foppa, era originaria di Villanova di Bernareggio. Proprietaria di vasti possedimenti terrieri, aveva la sua residenza nel palazzo di piazza San Michele. Di loro proprietà furono anche l'annesso giardino, all'epoca molto più vasto, la corte dei Lissoni, il cortile Marchesi e la cascina Foppa, che prese il loro nome. Sotto il patronato della nobile famiglia erano la chiesa di San Pietro Apostolo, che sorgeva in Vallicella, e la sede della Confraternita dei Disciplini. "E quel pess gross del Fopa Caradoss" era Ambrogio Foppa, figlio di Matteo e di una Brambilla Carminati. Visse nel XVI secolo e divenne un celebre orefice e incisore. Lavorò in Roma e incise medaglie e monete per due Papi.
La Cena Medievale
Così recitava l'invito, preparato per ogni commensale quale presentazione del menù della prima Cena Medievale. Così iniziava uno degli appuntamenti più "dolci" della Sagra degli anni Novanta Era il 21 settembre 1991.
Nell'ampio ed accogliente giardino del Convento di San Francesco (cortesemente messo a disposizione dai Frati), i commensali gustarono antipasti, minestre, secondi piatti e dolci di un menù "storico", frutto delle ricerche storiche del prof. Cavadini, che presentò ogni piatto durante la serata.
Qualche "nome", per solleticare il palato? Tra gli antipasti, ricordiamo il Pan unto con sommata di porco, o la Torta di erbe varie con gamberi di fiume.. tra le minestre, il Conventuale con ova sperdute e profumate con spezie... tra i secondi, il Pastello secco di cervo... tra i dolci, le Frittelle de salvia e il Migliaccio alla acqua di rose... Il tutto, innaffiato di saporoso Malvasia... e allietato dalle musiche e dai canti dei gruppi "Calicanto", di Padova, e “Santosh” di Foligno.
Non un semplice banchetto, dunque: semmai, un delicato cocktail di cucina, storia ed arte, che da quel momento abbiamo riproposto, con tonalità sempre diverse, nelle Sagre successive, grazie alle sapienti mani della Sig.ra Piera Selvatico, esperta in menù storici. Fra le tente riproposizioni ricordiamo quella del 1993 ripreso da una pergamena del 1240, custodita nell’Archivio del Capitolo della Cattedrale di Lodi e ritrovata nel 1944 dallo studioso monsienor Salamina.
Nel '95 e nel '97, furono nuovi l'ambiente (la splendida Corte Rustica, gentilmente concessa da Casa Borromeo), gli spettacoli (imperniati su balli e musiche storiche, grazie alla presenza del "Cremonense Collegium Musicum" e dei ballerini del “Ballarò di Firenze” le scenografìe grazie alla collaborazione di Angelo Sala Direttore Scenografico della Scala di Milano, e ovviamente, i menù.
Tutto, comunque, nel segno di una essenziale continuità, rappresentata dalle suggestive atmosfere create dai luoghi antichi della nostra Oreno, dall'amore per la cucina d'altri tempi, dalla capacità interpretativa della signora Pierà e del suo impar reggiabile staff, che hanno permesso il realizzarsi di un "quadro" capace di cambiare cornice ad ogni anno, arricchendosi di colori sempre nuovi.
Con una piccola suggestione di partenza: il fermarsi per rivivere il passato, anche solo per un momento, ci aiuta a costruire il futuro.
In punta di piedi all'ombra della Villa
Ma perche non "far tesoro" della squisita ospitalità di Casa Gallarati Scotti per "valorizzare" ulteriormente la Villa durante la Sagra, allestendo un appuntamento di carattere artistico capace di aprire nuovi orizzonti alla nostra manifestazione. E quale espressione artistica più congeniale della Danza, in simile, affascinante contesto.Da queste riflessioni "a ruota libera", scaturite dalle discussioni preparatorie all'allestimento della XIV Sagra, prese corpo un picco lo grande sogno, poi diventato realtà. Correva Vanno 1991. Molta strada e stata fatta, da allora, e "Ballo in Villa" e diventato uno dei "biglietti da visita" più significativi della Sagra della Patata. La prima volta fu la sera di domenica 22 settembre Ai piedi della sontuosa facciata di una Villa Gallarad Scotti illuminata a giorno, a far da superba "quinta" naturale, il palco appositamente allestito ospitò "Ballo in Villa", rassegna di Danza classica che debuttava così, con tutto il fascino e la grazia propri di questa arte sublime, nel programma della nostra manifestazione. Prime protagoniste, le giovani allieve (dai cinque anni in su) del "CentroDanzaRicerca" di Cologno Monzese, che si esibirono su musche di Strauss, Cajkovskij, Minkus (tra gli altri) sotto la guida di Agnese Riccitelli, insegnante e coreografa, nonché fondatrice del sodalizio, che a sua volta calcò la scena nei momenti "topici", in compagnia del primo ballerino, Giorgio Cecchetto.
La serata fu emozionante e assolutamente nuova per la Sagra e Oreno. La suggestione della Villa, il coinvolgimento della Musica e la magia della Danza catturarono l'attenzione degli spettatori, così che l'appuntamento venne riproposto, con le medesime protagoniste e nuovi allestimenti, anche nel 1993 e nel 1995, diventando momento tradizionale del settembre orenese. Poi, un ulteriore salto di qualità. Grazie alla collaborazione di Angelo Sala, orenese d'adozione e Direttore degli allestimenti scenici della Scala di Milano, la rassegna si è aperta al professionismo con la presenza della Compagnia Umberto Bergna con il corpo di ballo della Scala e la straordinaria presenza di ORIELLA DORELLA. Nel 1999 grazie alla fattiva collaborazione della “Fondazione Caripo” Oreno e la Sagra hanno ospitato uno dei nomi più grandi nel campo del balletto classico internazionale LUCIANA SAVIGNANO, un appuntamento speciale degno coronamento di un decennio... in punta di piedi, all’ombra della Villa.