La Piantina di Oreno del 1721
La Nascita
Sui primi rilievi d'origine morenica, a ovest di
Vimercate, tra il verde intenso di piante secolari, s'adagiano dolcemente le vecchie contrade di Oreno. Il nome: quello di una località antichissima, certo romana, perché vanta testimonianze indubbie (ara pulvinata dedicata a Giove, sarcofago degli Ermeti, epigrafe dei Rutili), pare sia passato attraverso le seguenti deduzioni: "ora Ennii", "plaga di Ennio", dal nome del patrizio romano proprietario di questo fondo terriero Ennio Elio, che copulati i due termini, nel corso dei secoli diventa, come testimonia il cultore di storia locale MASSIMILIANO PENATI (1819-1879), Oregnio-Oreno. Dall'antico si sono susseguite in Oreno ben cinque chiese: San Pancrazio martire (IV sec.), San Nazaro Martire (V sec.), la prima di San Michele Arcangelo (VII sec.), San Pietro Apostolo (XIII sec.), San Francesco d'Assisi (XIII sec.), la seconda di San Michele (XVI sec.), la terza di San Michele, l'attuale parrocchiale (XIX sec.). Ad Oreno esisteva pure un Castello, di proprietà della potente famiglia degli Oreni o Opreni, presso il quale, secondo la testimonianza dello storiografo Sire Raul, venne combattuta nel 1125 una battaglia tra i Martesani, alleati coi Milanesi, contro i Comaschi alleati con Federico Barbarossa.
Le prime notizie riguardanti il comune di Oreno, come entità autonoma, risalgono al 1292, mentre le ultime portano la data del 1929, quando avvenne l'unificazione con il Comune di Vimercate. Dal XII al XVII secolo nelle vicende di questo paese ricorrono frequentemente i nomi di esponenti di nobili famiglie qui dimoranti, quali i Da Oreno citati, i Dela Padela, i D'Adda, gli Scotti che vi sono attualmente residenti; e personaggi insigni nel campo ecclesiastico come l'abate Mozzi, lo svizzero canonico Muller ed i nativi fratelli vescovi, monss. Domenico ed Adriano Bernareggi. Nel 1480 Oreno diede i natali a Gian Giacomo Caprotti, detto il "Salaino", figlio adottivo e discepolo prediletto di Leonardo da Vinci. Oreno è ora un quartiere di Vimercate di circa 5.000 abitanti, animato da un associazionismo articolato ed intraprendente; fruisce di ottimi servizi sociali, scolastici e culturali, disponendo tra l'altro di una sezione decentrata della Biblioteca Civica. Dal 1968 è il paese della "Sagra della Patata", manifestazione folcloristica ideata dal locale Circolo Culturale Orenese a favore di questo umile tubero che da anni viene coltivato con lusinghieri successi di bontà e che ha permesso ad Oreno di diventare da sempre il “BORGO delle PATATE".
Le Corti
Foto Mirabilia Vicomercati cod.N.1850. Per gentile concessione.
È una delle caratteristiche del centro storico di Oreno.
I "Curt de Uren" sono conosciutissime. La corte, dalla romana curtis è un'abitazione colonica lombarda la cui architettura si esprime generalmente in una robusta costruzione quadrata o rettangolare, con all'interno uno spazioso cortile, intorno al quale corre un porticato di rustiche colonne di pietra, sotto cui si aprono le abitazioni. Al piano terra, la cucina; al piano superiore, con l'ingresso su un lungo ballatoio a cui si accede per una scala comune, le camere da letto; non manca la stalla ed il fienile.La vita in queste corti aveva carattere comunitario: c'era fratellanza, ci si aiutava.
Durante i lunghi inverni, la stalla ospitava le famiglie per godere del caldo degli animali. Lì si parlava, si lavorava, si discuteva. Quando il tempo lo permetteva, si mangiava seduti sul gradino di casa o su uno sgabello, tenendo la scodella in mano; le donne lavavano nel cortile, si raccoglievano in gruppi a lavorare e chiacchierare mentre nel cortile razzolavano le galline e in mezzo a loro giocavano i bambini.-Tutta la vita si svolgeva nel cotile dove quasi sempre c’era un altarino, un’icona dedicata alla Madonna. Ogni corte ha la sua storia, le sue caratteristiche, i suoi personaggi. Prende di solito il nome dalla famiglia nota, dalla professione di chi ci abita o dalle caratteristiche del luogo. Sono simboli di valori sofferti che non vanno persi.
Le Cascine
Parco Agricolo della Cavallera: Patrimonio storico
La cascina Cavallera
Foto Mirabilia Vicomercati cod.N.2766. Per gentile concessione.
La Cascina fu costruita nella parte occidentale del territorio di Oreno alla fine del '500 Sì tratta di uno dei migliori esempì di cascina pluriaziendale brianzola ancora esistenti.
Il territorio dove sorge la cascina era un tempo profondamente diverso da quello che possiamo vedere oggi: ricoperto da una fìtta boscaglia che ospitava storni, lepri fagiani e selvaggina. La selva era composta da piante di salice, ginestra, biancospino, pruno selvatico, agrifoglio, corniolo, viburno, evònimo, acero, ontano, ciliegio selvatico, rovere, castagni e qualche esemplare di tasso e pino silvestre. Proprietario di queste terre era il Sovrano Ordine Militare di Malta che le aveva assegnate in usufrutto ad alcuni mèmbri della famiglia Scotti: Bernardino e Ottaviano, Cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano. In seguito, la famiglia Scotti decìse di disboscare una vasta superfìcie da destinare a campi coltivati. Con questo intervento sì ottenne una gran quantità di legname e terra argillosa.
Per utilizzare queste risorse i conti Scotti fecero costruire un'apposita fornace , la Cascina Pignone per trasformare l’argilla in mattoni che servirono anche per costruire il campanile del Duomo di Monza. E con questi mattoni che i contti Scotti fecere costruire in seguito, sempre nel territorio di Oreno, la Villa Gallarati Scotti, La Cascina Varisco e nel 1591 la Cascina Cavallera ( nel 700 chiamata Cassina Cavagliera). Il nome di "Cavallera" fa memoria del cavalierato di questi due nobili fratelli.
Nel 1857 il ducaTomaso Gallarati Scotti riordina lo stabile; vi abitano otto famiglie di agricoltori. È considerata una delle più pregevoli architetture storiche rurali. La Cascina Cavallera, infatti, compendia più caratteristiche delle altre cascine del milanese, rivelando nel contempo velleità monumentali.
Un viale alberato conduce all’ingresso, costituito da un portale a timpano ricurvo sovrastato da uno stemma gentilizio; al centro della lunga e semplice facciata si trova un portico sormontato da una loggia, le cui tre campate centrali sono impreziosite da un doppio ordine di archi e coronate da un tinpano. Due corpi rustici porticati occupano i lati corti, rispettivamente orientale e occidentale, del cortile. Questo è chiuso anche verso meridione, mediante rustici, ad eccezione naturalmente dell’ingresso, mediano, dotato di prtale “colto”. La superficie della corte venne pavimentata con ciottoli denominata “risada o rizzada, provenienti dai letti di torrenti e fiumi o dai campi.